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LA

GERUSALEMME LIBERATA

DI

TORQUATO TASSO

CORREDATA DI NOTE FILOLOGICHE E STORICHE

E DI VARIANTI E RISCONTRI COLLA CONQUISTATA

PER CURA

DI DOMENICO CARBONE.

Ediz. illustrata con 16 composiz. artistiche
(Ventunesima tiratura).

FIRENZE

G. BARBERA, EDITORE.

1924

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Severo oltre modo a Torquato mi è sempre parso il giudizio de' posteri, i quali condannarono irremissibilmente all' oblio la sua grave e storica Gerusalemme Conquistata, a totale benefizio della più leggiadra e cavalleresca. primogenita. Non ch' io stimi riparabile più dai moderni o da' posteri nostri la sentenza; nè che io presuma di rimettere in onore la seconda a scapito della prima sorella; ma vorrei che coteste nobili creature di sì forte ingegno fossero entrambe tenute nella debita stima, e che, poste diligen-. temente a riscontro l'una dell' altra, meglio si considerassero i pregi e i difetti particolari e comuni ai due poemi. Da tale attenta disamina mi è avviso, che non solo ne uscirebbe più temperato il giudizio sulla Conquistata, ma si vedrebbe eziandio che, se improvvidamente ne furono tolti alcuni tratti ed episodi onde si abbellisce la Liberata, questa per contro s'avvantaggerebbe assaissimo di alcune correzioni ed aggiunte, che sono pregio indegnamente negletto di quella. Tanto che, a mio credere, l'una è compimento dell' altra, e la grande epopea delle Crociate quale fu concepita e figurata dal Tasso, non si rappresenta intera intera alla mente chi l'una coll' altra Gerusalemme non raffronta e compone alla unità di concetto onde mosse.

Due grandi nostri scrittori, Torquato Tasso ed Alessandro Manzoni, hanno fra di loro non poche notevoli somiglianze, ma notevolissima questa: che tutt' e due s'ingegnarono di abbattere col maturo senno del filosofo ciò che aveano creato colla giovanile fantasia del poeta; e quegli col Giudizio sovra la Gerusalemme da lui riformata, questi col discorso Del Romanzo Storico, e in genere de' componimenti misti di storia e d'invenzione, menarono colpi spietati, ma per buona sorte di pochissimo effetto, sull'opere loro immortali. Se non che il vivente Lombardo non mutò sostanzialmente nulla a' caratteri de' suoi personaggi, pago di agghindare studiosamente i Promessi Sposi di veste toscana, la quale sulle prime parve a taluno che non in tutto si convenisse cogli spilloni d'argento di Lucia, ma poi, facendoci l'occhio, gl' Italiani vi si acconciarono sì bene, che nessun più rammenta, non che rimpianga, la prima veste della forosetta Briantina. Per lo contrario il Tasso non si contentò di ritoccare la forma esteriore della sua Gerusalemme, ma fu tratto, parte dalle ingiuste censure degli ipercritici, parte dal proprio ragionamento, ad alterare profonda

mente i caratteri di quegli eroi, che già erano scolpiti nella mente di tutti, e a tor via que' graziosi epis、 di, che già sonavano sulle labbra del popolo. Il Rinaldo d'Este, personaggio d'invenzione, doventa nella Conquistata Riccardo, storico figliuolo al Guiscardo; il feroce Argante,

A cui la propria spada è nume e legge,

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nella Conquistata ha moglie e figliuoli, e smette la lorica di Turno per cingersi l' elmo di Ettore; Olindo e Sofronia, Gildippe ed Odoardo scompaiono, il vago idillio d' Erminia, il bel cenno al Colombo è soppresso. Questi e simili rimutamenti e tagli importuni dispiacquero al lettore, il quale nel suo dispetto non seppe più neanco vedere i giudiziosi miglioramenti, e le felicissime aggiunte, che pure si riscontrano nel poema rifatto.

Da tali considerazioni fui condotto ad illustrare la Gerusalemme Liberata nel presente modo, ch'io reputo nuovo e spero utile alle scuole. E questo è, che raccolsi a piè di pagina tutte le varianti della Conquistata, le quali mi parvero più degne di nota, o perchè ne esce più evidente e preciso il concetto del poeta; o perchè subentrano altre idee più conformi alla verità della storia, ai costumi de' tempi e alla topografia del paese; ovvero solo perchè ne vien raddolcito un verso e migliorato un inciso, una dizione, un vocabolo. Le aggiunte della Conquistata, che sono parecchie e a volte bellissime, di stanze e di canti intieri, ho riferite, quanto più copiosamente potei, sempre che mi paressero allargare, o chiarire, o meglio ancora correggere lo sviluppo e la tela della prima Gerusalemme. Nè queste ancora tutte (e me ne piange il cuore) poterono essere accolte, perchè troppo lunghe e soverchianti l'economia del libro: tali sono (ad esempio) l' episodio di Vafrino nel XVI, la rotta di Joppe nel XVII, la visione di Goffredo nel XX, e la morte di Ruperto d' Ansa nel XXI, luoghi che splendono di bellezze inestimabili, e rivelano la mano maestra dell' Omero italiano.

Le giunte e i concieri che raffreddano, o guastano (e sono pur troppo in gran copia), ovvero quelli che furono suggeriti da scrnpoli religiosi, o imposti dal padre Inquisitore, tralasciai, un po' per riverenza alla infelicità senza fine del grande Torquato, un po' per ripugnanza a trarre, come si usa, dal brutto i documenti del bello.

Persuaso per contro che ne' raffronti co' sommi poeti s'acuisca il criterio e s' affini il gusto de' giovani, largheggiai nelle citazioni de'passi imitati da Omero, da Virgilio, da Ovidio, da Lucano, da Claudiano, dall' Alighieri, dal Petrarca, dall' Ariosto e da altri minori antichi e moderni, giovandomi delle fatiche che spesero intorno alla Liberata Scipio Gentili, Giulio Guastavini,

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La Gerusalemme liberata di Torquato Tasso con le figure di Bernardo Castello e le annotazioni di Scipio Gentili e di Giulio Guastavini. In Genova, M.D.LXXXX.

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