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de' Guelã in Firenze, stati in esilio per la sconfitta di Monta perti. Nella puerizia sua nutrito liberalniente, e dato a' Precettori delle Lettere, subito apparve in lui ingegno grandissimo, e attissiino a cose eccellenti. Il Padre suo Aldighieri perdè nella sua puerizia; nientedimanco confortato da'propinqui,e da Brunetto Latini , valentissimo uomo, secondo quel tempo, non solamente a litteratura, ma a degli altri studj liberali si djede, niente lasciando indietro, che appartenga a far l'uomo eccellente: nè per tutto questo si racchiuse in ozio, nè privossi del secolo, ma vivendo e con li altri giovani di sua età costumato , ed accorto, e valoroso, ad ogni esercizio giovanile si trovava; intantochè in quella battaglia memorabile, e grandissima , che fu a Campaldino , lui giovane, e bene stimato si trovò nell' armi combattendo vigorosamente a cavallo nella prima schiera, dove porto gravissimo pericolo : perocchè la prima battaglia fu uelle schiere equestri, cioè de Cavalieri , vella quale i Cavalieri, che erano dalla parte degli Aretini, con tanta tempesta vinsero e superchiarono la schiera de Cavalierifiorentini , che sbarattati , e rotii, bisogno fuggire alla schiera pedestre . Questa roita tu quella, che fe’perdere la battaglia alli Aretini, percliè i loro Cavalieri vincitori,perseguitando quelli che fuggivano, per grande distanza,lasciarono addietro la loro pedestre schiera; sicchè da quindi inpanzi in niun luogo interi combatterono, ma i Cavalieri soli, dipersè senza sussidio di Pedoni, e i Pedoni poi dipersè senza sussidio dei Cavalieri . Ma dalla parte de' Fiorentini addivenne il contrario ; che per esser fuggiti i loro Cavalieri alla schiera pedestre, si ferono tutti un corpo, e agevola mente vinsero , prima i Cavalieri , e poi i Pedoni . Questa battaglia racconta Dante in una sua epistola, o dice esservi stato a combattere, e disegna la forma della ttaglia. E per notizia della cosa, sapercdub

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biamo, che Uberti , Lamberti, Abati, e tutti li altri Usciti di Firenze erano con li Aretini; e tutti li Usciti d'Arezzo Gentiluomini, e Popolani, e Guelfi, che in quel tempo tutti erano scacciati , erano co' Fiosentini in questa battaglia. E per questa cagione le parole scritte in Palagio dicono:Sconfitti i Ghibellini a Certomondo, e non dicono: Sconfitti gli Aretini;acciocchè quella parte degli Aretini, che fu col Comune a vincere, non si potesse dolere. Tornando dunque al nostro proposito , dico, che Dante virtuosamente si trovò a combattere per la Patria in questa battaglia. E vorrei, che il Boccaccio nostro di questa virtù avesse fatta inenzione , più che dell'amore di nove anni, e di simili leggierezze, che per lui si raccontano di tanto uomo . Ma che giova a dire? La lingua pur va, dove il dente duole; e a chi piace il bere, sempre ragiona di vini. Dopo questa battaglia tornatosi Dante a casa, alli studj più ferventemente, che prima si diede: e nondimanco niente tralasciò delle conversazioni urbane e civili. Ed era mirabil cosa , che studiando continuamente, a niuna persona sarebbe paruto ch'egli studiasse, per l'usanza lieta, e conversazione giovaniJe. Perlaqualcosa mi giova riprendere l'errore di molti ignoranti, i quali credono, niuno essere studiante, se non quelli , che si nascondono in solitudine , ed in ozio : e io non vidi mai niuno di questi camuffati, e rimossi dalla conversazione delli uomini,che sapesse tre lettere . L'ingegno grande e alto non ha bisogno di tali tormenti; anzi è verissima conclusione e certissima, che quelli , che non apparano tosto, non apparano mai : sicchè stranarsi , e levarsi dalla conversazione è al tutto di quelli,che niente son alti col loro basso ingegno ad imprendere. Nè solamente conversò civilmente Dante con li uomini, ma ancora tolse moglie io sua giovanezza; e la moglie sua fu Gentildonna della Famiglia de' Donati, chiamata per no

me Madonna Gemma, della quale ebbe più figliuoli, come in altra parte di quest'opera dinostreremo. Qui il Boccaccio non ha pazienza , e dice, le mogli esser contrarie alli studj; e non si ricorda , che Socrate, il più nobile Filosofo , che mai fusse, ebbe moglie, e figliuoli, e uffici della Repubblica della sua Città : e Aristotile, che non si può dir più là di sapienza e di dottrina , ebbe due nogli in varj tempi , ed ebbe figliuoli, e ricchezze assai . E Marco Tullio, e Catone, e Varrone , e Seneca, latini sommi Filosofi tutti, ebbero moglie, uffici, e governi nella repubblica.Sicchè perdooimi il Boccaccio; i suoi giudici sono molto fievoli in questa parte, e molto distanti dalla vera opinione. L'uomo è animale civile, secondo piace a tutti i Filosofi. La prima congiunzione, dalla quale multiplicata nasce la Città, è marito e moglie; nè cosa può esser perfetta, dove questo non sia; e solo questo amore è naturale, e legittimo, e permesso. Dante adunque, tolto Donna, e vivendo civilmente, ed. onesta e studiosa vita, fu adoperato nella Repubblica assai, e finalmente, pervenuto all'età debita, fu creato de'Priori, non per sorte, come s'usa al presente, ma per elezione, come in quel tempo si costumava di fare. Furono nell'ufficio del Priorato con lui Messer Palmieri degli Altoviti,e Neri di Messer Jacopo degli Alberti, ed altri Colleghi;e fu questo suo Priorato nel milletrecento. Da questo Priorato nacque la cacciata sua, e tutte le cose avverse , ch'egli ebbe nella vita , secondo lui medesimo scrive in una sua epistola, del. la quale le parole son queste : Tutti li mali, e tutti gl’inconvenienti miei dalli infausti comizi del mio Privrato ebbero cagione e principio; del qunle Prio. rato, benchè per prudenza io non fussi degno , nien, tedimeno per fede e per età non ne era in legno ; perocchè dieci anni erano già passati dopo la battaglia di Campaldino, nella quale la parte Ghibel

lina fu quasi al tutto moria e disfatta , dove mi trovai non fanciullo nellarmi ,

e dove ebbi temenza molta , e nella fine grandissima allegrezza per li varj casi in quella battaglia : queste sono le parole sue.Ora la cagione di sua cacciata voglio particolarmente raccontare ; perocchè è cosa notabile, e il Boccaccio se ne passa così asciuttamente,che forse non gli era così nota, come a noi, per cagione della Storia, che abbiamo scritta. Avendo prima avuto la Città di Firenze divisioni assai tra' Guelfi, e Ghibellini, finalmente era rimasa nelle mani de'Guelfi; e stata assai lungo spazio di tempo in questa forina, sopravvenne di nuovo un'altra maladizione di parte intra'Guelfi medesimi, i quali reggevano la Repubblica, e fu il nome delle Parti, Bianchi, e Neri. Nacque questa perversità prima ne' Pistolesi, e massime nella famiglia de'Cancellieri;ed essendo già divisa tutta Pistoja, per porvi rimedio fu ordinato da Fiorentini,che i Capi di queste Sette venissero a Firenze, acciocchè là non facessero maggior turbazione. Questo rimedio fu tale, che non tanto di bene fece a' Pistolesi, per levar loro i Capi, quanto di male fece a' Fiorentini, per tirare a sè quella pestilenza. Perocchè avendo i Capi in Firenze parentadi e amicizie assai, subito accesero il fuoco con maggiore incendio, per diversi favori, che aveano da' parenti e dalli amici, che non era quello, che lasciato aveano a Pistoja. E trattandosi di questa materia publice, et privatim, mirabilmente s'apprese il mal seme, e divisesi·la Città tutta in modo, che quasi non vi fu famiglia nobile, nè plebea, che in se inedesima non si dividesse; nè vi fu uomo particolare di stima alcuoa , che non fosse dell' una delle Sette. E trovossi la divisione essere tra'fratelli carnali;che l'upo di qua, e l'altro di la teneva. Essendo già durata la contesa più mesi,e moltiplicati gl'inconvenienti non solamente per parole, ma ancora per fatti dispettosi e

acerbi, cominciati tra' giovani, e discesi tra gli uomini di matura età, la Città stava tutta sollevata e sospesa. Avvenne, ch'essendo Dante de'Priori, certa ragunata si fè per la parte dei Neri nella Chiesa di Santa Trinita. Quello, che trattassero, fu cosa molto segreta, ma l'effetto fu di far opera con Papa Bonifazio ottavo, il quale allora sedeva, che mandasse a Firenze Messer Carlo di Valois, de'Reali di Francia, a pacificare e a riformare la Citta. Questa ragunata sentendosi per l'altra parte de'Bianchi, subito se ne prese suspizione grandissima, intantochè presero l'armi, e fornironsi d'amistà, e andarono a'Priori, aggravando la ragupata fatta, e l' avere con privato consiglio presa deliberazione dello stato della Città: e tutto esser fatto, dicevano, per cacciarli di Firenze; e pertanto domandavano a'Priori, che facessero pupire tanto prosuntuoso eccesso. Quelli che aveano falta la ragunata , temendo ancora essi, pigliarono l' armi, e appresso a'Priori si dolevano delli avversari, che senza deliberazione pubblica s'erano armati, e fortificati, affermando, che sotto varj colori li volevano cacciare , e domandavano a'Priori,che li facessero punire, siccome turbatori della quiete pubblica. L'una Parte,e l'altra, di fanti, e d'amistà fornite s'erano. La paura e il terrore, e il pericolo era grandissimo. Essendo adunque la Città in armi e in travagli

, i Priori per consiglio di Dante provvidero di fortificarsi della moltitudi, ne del Popolo;e quando furono fortificati, ne mandarono a' confini gli uomini principali delle due Sette,i quali furono questi: Messer Corso Donati , Messer Geri Spini, Messer Giacchinotio de'Pazzi, Messer Rosso della Tosa, e altri con loro: tutti questi erano per la Parte Nera, e furono mandati a'confini al Castellodella Pieve in quel di Perugia. Dalla Parte de' Bianchi furon mandati a' confipi à Serezzana Messer Gentile, e Messer Torrigiano de'Cerchi, Guido Cavalcanti, Ba-.

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