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Somniferi, et Marsis quaesitae in montibus herbae,
Te nemus Angitiae, vitrea te Fucinus unda,
Te liquidi flevere lacus.

(*) Silius lib. 8.

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Avevano essi appreso secondo le loro origini mitologiche, come udiste da Virgilio, tali rimedi da curare veleni dalla Dea Angizia cui professavano culto, e venerazione, e sagrato gli avevano un bosco folto ed insigne. Secondo Solino e Servio la Dea Angizia era la stessa che Medea il figlio della quale imperò ai Marsi, insegnando a questi popoli le cantilene prodigiose al suono delle quali i serpi velenosi rimanevano assiderati, e perciò venne appellata Angizia quasi che ejus carminibus serpentes angerentur. Frà questi paesi che formavano una sola regione quasi una comune città, eranvi dei precipui come capo luoghi; Archippe ch' era la sede del rè di quel nome, secondo Virgilio, che ne fu il fondatore, e che poscia fù dalle acque del Fucino ingojata. Veggonsi di presente alcuni avanzi di Archippe vicino al piccolo castello di Ortucchio sulla sponda occidentale del lago dove spesso nella intemperie dell' aere vanno a ricovrarsi i pescatori: questo luogo dal corrotto nome di Archippe passando in quello di Arcippe, o di Arcipitre è terminato nell'odierno volgo col corrottissimo vocabolo di Arciprete. Cliternum vulgo Celano che diede poscia in età tardissima anche nome al lago; Marrubium o Marruvium situata al mezzodì del lago alla falde del colle salviano così appellato per l'abbondanza delle erbe aromatiche che spontanee vi nascono ancor di presente, e presso cui si vedono i ruderi di costruzione quasi ciclopea di quell' antico castello. (*) Altro borgo precipuo vicino a Morrubio era Luco così detto per il bosco sagro alla Dea Angizia, del quale parimenti se ne vedono i resti nei contorni dove oggi rimane il grosso castello chiamato Luco circondato nelle alture da boschi e bagnato più degli altri dalle acque del Fucino negli abitanti di questa terra osservereste, o Colleghi, nella più parte uomini di prodigiosa statura e riconoscereste in essi i veri discendenti dei bellicosi e fortissimi Marsi. Quando i Marsi vennero in potere dei Romani il castello di Albe divenne luogo precipuo ricordato ancora da Strabone (1) e da

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Julius Capitolin us in vita Eliogabali

Marrubia civitas memorata a Silio.

(1) Strab. lib. 5. Alba in sublimi scopulo posita, prope est Fucinus Lacus.

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Ammiano Marcellino; (4) ed Albenses furono chiamati i suoi abitanti a distinzione di Alba nel Lazio ritiene ancor di presente il suo antico nome questo castello e vedesi là piantato sulla rupe non lungi dal lago conservando i ruderi delle sue primitive costruzioni. Valeria ancora ricordata da Strabone (2) ebbe posto frà i principali paesi e nel tempo delle barbariche invasioni primeggiò tanto da comunicare il suo nome all' intiera provincia dei Marsi che Valeria si appellò da quel castello, e ancor dalla via che a quella provincia conduceva. Valeria fu patria del s. pontefice massimo Bonifacio IV. che dedicò il Pantheon al vero Dio, e a cui oggi godiamo che venga restituito il primiero lustro era situata sulle rive del Fucino dal quale pur venne ingojata, e su gli avanzi sorse il castello che chiamasi di s. Benedetto. Finalmente quando Claudio imperatore pose mano all' opera gigantesca dell' Emissario (come vedremo in appresso), nelle vicinanze di Luco dove fù praticato il traforo per l'emissione delle acque, dal numero copioso degli operaj, e dal lungo spazio di 11. anni nel decorso dei quali durò il lavoro si formò una popolazione che constituì un nuovo castello, e che poteva dirsi una continuazione di Luco: fù questo appellato ad Emissarium e poscia con corrotto vocabolo fu detto missino trans aquas ossia di là dalle acque del Fu cino rispetto ad Alba che in quei tempi ritenevasi quasi capitale dei Marsi dove anche aveva secondo Cicerone (3) stazione fissa la legione Marsicana; Con l' andar del tempo sparì al castello il vocabolo di Missino, ed il trans aquas fù detto corrottamente Trasacco nome che sempre ha ritenuto quel luogo nell' età di mezzo, e lo ritiene tuttora. Quivi per la vicinanza del bosco sagro alla Dea Angizia maestra, come dissi, di rimedj agli avvelenamenti e morsicature di vipere era posta la sede della religione superstiziosa di quelle genti, qui più spessi gl' incantesimi con l'invocazione di quella Dea maliarda per curare i morbi contratti da veneficio, quivi più folta la turba dei sacerdoti incantatori, e più frequente il concorso dei devoti cultori di quella bugiarda divinità. Appena pe

(2) Strab. lib. 5.
(3) Cicer. Philip. 3.

(1) Ammian. Marcell. lib. I. de Bello Annibalico Romani quondam in Aequinos oppidum quoddam munierunt Albam, quam de Metropolis suae nomine appellarunt, progressu temporis, vocabulo producto, sive corrupto ut ab Albanis destinguerentur, Albenses vocarunt.

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rò da Roma spuntò la luce evangelica per la predicazione del Principe degli Apostoli non tardò molto a spandersi presso questi popoli che non distavano d'assai da questa metropoli del mondo. Non amo oppormi all'Ughelli il quale stima che Pietro mandasse Marco il galileo, diverso dall'evangelista, ad insegnare la fede agli Equi e ai Marsi limitrofi; sebbene il Baronio, che da quei luoghi da lato materno traeva sua origine perchè la sua madre Porzia era dell'antica famiglia Febonia di Trasacco, e perciò avrebbe amato nobilitare la gente sua, esaminando quella tradizione non dubitò asserire che » licet in aliquibus manuscriptis, quibus res gestae Marci Episcopi Atinae narrantur, Petrum pedestri itinere Neapoli Romam venisse, et Atinam ad Marcum gentilem suum gallileum hominem divertisse, scriptum habeatur, tamen de rebus tam antiquis et incertis, quid potissi mum affirmare debeamus non satis constat. » (4) Per la qual cosa attenendomi ad epoca certa dirò che non prima del 237. trovo monumenti di cristianità in quella nazione. S. Rufino fù il primo vescovo certo che governasse i Marsi. Molto si è disputato presso i dotti secondo che ci narrano i Bollandiani se questo Rufino sia il medesimo che quello di Assisi, e di Pistoja perchè quelle due chiese eziandio con la Marsicana celebrano il natale di s. Rufino vescovo e martire agli 14. di agosto; siccome è intralciatissima tale questione nè giova punto al mio scopo, non amo coltivarla; bensì dirò solamente che molto plausibile mi pare l'opinione esternata dall'illustre abate Di Costanzo nella sua opera intitolata » Disamina degli scrittori, e dei monumenti risguardanti S. Rufino vescovo e martire di Assisi » che cioè il Rufino vescovo dei Marsi sia il medesimo che poscia predicò il vangelo in Assisi dove sotto Aspasio prefetto coronò col martirio le sue fatiche apostoliche coll' esser gittato nelle acque del fiume Clasio. In ogni modo però gli atti per essere soverchiamente interpolati non meritano molta fede meno in quelle parti che sono confermate dai monumenti superstiti, come andremo tratto tratto esaminando. Sono veridici in primo luogo quando ci narrano che Rufino fù spedito alla regione dei Marsi (circa il 237.) da s. Ponziano papa. Giunto questi sulle sponde del lago Fucino amò stabilire sua

(1) Baronius in Annal. an. 44 Xti. 2. Claudii n. 28.

dimora piuttosto in Missino transaquas di quello che in Alba, o in altro capo luogo; e la ragione si fù perchè ivi congiun to era il bosco sagro ad Angizia fonte della superstizione presso quei popoli. Il castello Missino poscia appellato Trasacco è situato alle radici del monte Labrone detto ancora Carbonario (altro luogo di superstizione perchè faceva parte dell'esteso bosco di Angizia) nel lato occidentale del lago Fucino le cui acque quasi lambiscono le sue mura. Ebbe origine come accennai di sopra quando Claudio imperatore ai piedi del bosco sagro che occupava le alture fece aprire quell'emissario, che sarà in ogni età lo stupore del mondo alle acque ribbocanti del lago : dal copioso numero dei lavoranti, e per il lungo periodo degli anni che decorsero in quel lavoro sorse da primo una borgata, e quindi di mano in mano prese la forma di un grosso paese, che chiamossi ad Emissarium; contribuì molto a tale incremento l'edificio che fece erigere l'imperatore per abitarlo tutte le volte che recavasi in quella regione per osservare i lavori dell'emissario. Vediamo anche oggidì formarsi dei popolosi castelli in quei luoghi scelti dai sovrani per deliziarsi in alcuni tempi dell'anno. Compiuto quell' immenso lavoro Claudio con Agrippina si recarono a quella contrada per nobilitare di loro augusta presenza la prima emissione delle acque per mezzo del nuovo traforo. Vi furono in tale circostanza combattimenti navali, pugne di gladiatori, cene sontuosissime cui presero parte gli augusti con somma letizia che poscia si convertì in ispavento per gli orribili avvenimenti che accompagnarono la prima uscita precipitosa delle acque Presso Plinio, Tacito, e Svetonio abbiamo i racconti circostanziati che voi ben conosciete, o colleghi, nella vostra estesa erudizione. (1.)

In elà susseguente Trajano tentò riaprire il corso alle acque fucensi nell' emissario Claudio; si recò più volte in tale occasione alla regione Marsicana ed abitò nel luogo dell'imperial residenza a Missino. Ma frustrato quell' augusto nel suo intento abbandonò l'impresa; e gl'imperatori che gli succedettero non presero ulterior cura dell'emissario. L'abbandono del primo portò anche quello dell'abitazione imperiale che rimase nello squallore per

(1) Plin, lib. 36. cap. 15.

Cornel. Tacit. Annal. Edit. Taur. Tom. 2. pag. 265. § 56. 57.
Sveton. Cap. 21.

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l'allontanamento prolungato degli augusti in quella guisa stessa che rimangono squallidi e rovinosi alcuni sontuosi palazzi nei nostri castelli suburbani per l'abbandono che ne fecero i baroni locali. Circa 120 anni dopo la morte di Trajano comparve Rufino nella regione dei Marsi speditovi, come dissi, da Ponziano romano pontefice, e quivi in Missino pose sua sede ; 'Orlendio concorda meco nell' opinione (1) e i monumenti non dissentono punto. Fu sollecito nello spargere il seme evangelico in quel popolo servendosi anche dell'opera del suo figlio Cesidio che aveva ordinato prete; ed il frutto fù copiosissimo perchè la parola di Dio era accompagnata dai strepitosi prodigi che operava il prete Cesidio che quale altro Stefano pieno di grazia e di Spirito Santo faciebat prodigia et signa multa in populo. E siccome quelle genti erano specialmente allacciate dalla mania degli incantesimi per curare veleni, Cesidio estese la sua portentosa virtù contro queste infermità. Scelse Rufino un edifizio piano terreno che forse faceva parte, come vedremo in appresso, della derelitta abitazione imperiale di Claudio per consagrarla in oratorio, che doveva servire a quei primi fedeli Marsi per la preghiera, e per la celebrazione dei divini misteri Cresceva ogni di più il numero dei credenti, e si diffondeva in quell'estesa regione la prodigiosa virtù di Rufino e di Cesidio suo figlio. Qualche anno prima il crudele imperatore Massimino il Trace aveva mosso la sesta persecuzione alla chiesa, che fù fierissima specialmente contro ai vescovi ed altri ecclesiastici. Non poteva ignorare quel mostro quanto si diffondesse la cristiana fede presso i Marsi, e chi ne fossero gli apostoli quindi è che ordinò al prefetto di Roma che procedesse a loro carico con tutto il rigore della legge. Si spedirono a Missino i satelliti ai quali riuscì di catturare Rufino, e condottolo in Roma fù visitato dal suo figlio Cesidio, e dopo breve prigionia fù rimesso in libertà. Allora lo spirito di Dio lo condusse ad evangelizzare gli abitanti di Assisi nell'Umbria dove poscia ottenne la corona del martirio; e Cesidio obedendo ai suoi consigli distaccatosi dal padre fece ritorno a Missino. Da questo punto gli atti che riguardano esclusivamente Cesidio sono veridici perchè apoggiati sull'autorità dei monumenti. Tornato Cesidio ai Marsi continuava ad illustrare con la sua santa vita e

(1) Francis. Orlendius Orbis Sacer et prof. illustratus Part. 2.lib. 4. cap. 3. n. 12.

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