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seguito in gran parte l'edizione dell' anonimo romano stampata in Roma l' anno 1791, che comunemente dicesi del P. Lombardi, il quale ha scelto nella sua il testo d' un'antica edizione fattasi in Milano l'anno 1478, da un certo Martin Paolo Nidobeato da Novara, comentata da Jacopo della Lana Bolognese, il quale fu probabilmente uno di quelli, che Giovanni Visconti Arcivescovo e Signor di Milano raduno circa l' anno 1850, perchè comentassero la Commedia di Dante. Era egli in molto pregio fino dai suoi tempi, e in gran conto presso gli altri Letterati che aveano avuto con lui la stessa incumbenza dal detto Arcivescovo. Oltrechè Dante avendo cominciato a scrivere la sua Commedia circa l' anno 1300, ed essendo poi morto l' anno 1321, ognuno vede che Jacopo della Lana gli era coetaneo ; massime che quando fu chiamato dall' Arcivescovo di Milano doveva già essere di età provetta anzi che no, poichè egli era già in fiore circa il 1930; come scrive Fr. Antonio Orlandi nelle sue notizie degli Scrittori Bolognesi. Fu egli tenuto in si gran pregio che iy il Montalbani nella sua Dialogia testifica essere stato antonomasticamente detto il Buono, col quale onorevole titolo si vede sempre citato dai Deputati alla correzione del Boccaccio. Non ho però scrupolosamente seguita la sopraccitata edizione del P. Lombardi da escludere le altre tutte, se non in quello che ho creduto che maggiormente contribuisse a dar maggior chiarezza al testo, e a togliere in gran parte quelle difficultà che han tanta occupato gli Spositori.

Circa alle note due cose ho avuto particolarmente di mira, l'illustrazione del testo, e la brevità ; ed in questo di grande assistenza, mi è stata la detta edizione di Roma, e l'altra ancora ultimamente stampata in Milano dalla società Tipografica dei Classici Italiani. Ho supposto che il Lettore non sia uno dei più gran Letterati, e che insieme non sia uno di quegli uomini privi di ogni coltura che non hanno mai quasi udito a parlare di Dante; altrimenti nel primo caso sarebbe stato un volere insegnare a Minerva; nel secondo qualunque più estesa annotazione non sarebbe per avven

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tura stata mai sufficiente. Il perchè lievemente ho di quando in quando accennato come si debbaraccozzare il senso dove la sintassi è alquanto astrusä, e non ho dato la spiegazione che delle parole più disusate e vecchie, e dei modi di dire che a prima giunta non riescono abbastanza chiari. Quando poi ho osservato, che la moltitudine degl' interpreti diversamente intendono qualche passo, lungi dal decidere con tuono maestrevole, non ho fatto altro che raccogliere e riferire i loro pareri. Circa quelle Note, che sono Storiche o Mitologiche, le ho fatte brevissime, quando vi si tratta di cose conosciute da tutto il mondo, e mi sono permesso qualche maggiore estensione dove le notizie sono meno comuni, o dove ho trovato nelle antiche esposizioni cose che possono soddisfare la naturale nostra curiosità, e che da. gli altri moderni illustratori di Dante sono state inosservate, o a bello studio tralasciate. Malgrado questa mia norma, che pur mi è sembrata la più vaga e insieme la più utile, sarannovi alcuni, che aorebber voluto che io fossi stato ancora più breve, ed altri invece

vi

che avrebber desiderato, che mi fossi dilune gato da vantaggio; ma finalmente un metodo era duopo che da me si abbracciasse, e qualunque avessi abbracciato, sempre ci sarebbe stato alcuno che avrebbe per qualche verso dimostrato d' esserne malcontento.

Ora più non mi resta a dire intorno alle mie note, se non che ogni volta che le spiegazioni degli allri Spositori mi sembrarono buone e brevi secondo il mio proposito, non, ho io voluto bamboleggiare col cambiarne le. parole, dicendo la medesima cosa; ma le ho riportate tali e quali le ho trovale, accennando talvolta anche l'Autore. Il mio scopo era d' illustrar Dante, e non già di fare una momentanea pompa colle altrui.vesti.

Saprò adunque buon grado a' tutti que'. buoni amatori delle belle lettere, che per vaghezza di sempre meglio scoprire la verità, e di perfezionare più che si può qualunque produzione, mi faranno la grazia di comunicarmi i loro benevoli avvisi su tutto ciò che mi fosse sfuggito di men retto, e che si potrebbe ridurre ad un essere più satisfacente. VITA

DI

DANTE ALIGHIERI

TRATTA DA QUELLA SCRITTA

DAL CAVALIERE

ABATE GIROLAMO TIRABOSCHI.

Il nostro Poeta nacque in Firenze, nel 1265, di Alighiero degli Alighieri, e di Bella, e fu detto Durante, benchè poscia per vezzo si dicesse co. munemente Dante.

Se Dante ne' primi suoi anni fu innamorato, ei seppe congiungere all' amore l'applicazione agli studj delle gravi scienze, non meno che dell' amena Letteratura. Brunetto Latini gli fu mae

b

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