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stro. Ella è però cosa strana che autori vissuti nel secolo stesso di Dante, quai sono il Boccaccio, il Villani, e Benvenuto da Imola sien tanto discordi nei lor racconti intorno ai Luoghi differenti, nei quali fece Dante i suoi studj: chi pretende che li facesse alle scuole di Cremona e di Napoli, chi a quelle di Bologna e di Parigi, altri altrove. Ma qualunque pe fosse il luogo, è certo ch' ei coltivolli con successo sopram. modo felice, come le opere da lui scritte ci manifestano. La sua Commedia ne mostra, quanto studio avesse egli fatto nella Filosofia, quale allora insegnavasi, e nella Teologia. Amò anche Dante le arti liberali, anzi come afferma Benvenuto da Imola, essendo egli di sua natura assai malinconico, per sollevarsi dalla tristezza, godeva assai del suono e del canto, ed era grande amico de' più celebri musici e sonatori che fossero in Firenze, e singolarmente di un certo Casella musico ivi allora pregiato assai, e da lui rammentato con lode nella sua Com. media (Purg. C. ii. v. 88).

Mentre in tal maniera coltivava Dante il fervido e penetrante ingegno, di cui la natura aveagli fatto dono, ei volle ancora servir la Patria con le armi, e trovossi a due battaglie, una contro gli Aretini l'anno 1289, l'altra contro i Pisani nel 1290, e nell'anno seguente prese in sua moglie Gemma di Manetto dei Donati. Fu mandato in nome dei Fiorentini Ambasciatore à più Corti, a quella fra l'altre del re di Napoli, del re d'Ungheria, alla Corte di Francia, quattro volte a Bonifacio VIII; in tutte le quali ambasciate ottenne quanto bramava, trattone nella quarta al Pontefice Bonifacio, poichè, mentre in essa era occupato, fu, come vedremo, dannato all'esilio. Fu esiliato da’ Fiorentini l'anno 1302, in età di 37 anni, nè mai più riconciliossi con essi. Fu egli nel numero dei Priori di Firenze; e questo onorevole impiego fu fatale a Dante, perciocchè essendosi allora progettato di mandare a Firenze Carlo di Valois Conte d'Angiò per acchetare le domestiche turbolenze, onde quella Città era agitata e sconvolta, Dante, essendo allora Priore, opinò che tal venuta fosse per riuscir funesta alla Patria, e dovesse perciò impedirsi. Ma essendo riuscito ai partigiani di Carlo di condurlo a Firenze, il partito dei Bianchi fu da lui cacciato fuor di Città; e Dante, che allora era Ambasciatore a Bonifacio VIII, a'27, di Gennajo del 1302, fu condannato ad una multa di 8000 Lire, e a due anni di esilio, e quando ei non pagasse la somma imposta, si ordinò che ne fossero sequestrati i beni, come infatti avvenne.

Ove si andasse Dante aggirando nel tempo del suo esilio è cosa difficile a stabilir con certezza. Quelle parole chei pone in bocca di Cacciaguida nel predirgli le sue sventure. Parad. C. xviii, v. 70 e segg.

Lo primo tuo refugio e’l primo ostello
Sarà la cortesia del

gran

Lombardo Che'n su la scala porta il santo uccello, han fatto credere che ei tosto se ne andasse alla Corte degli Scaligeri in Verona. Ma è certo che Dante per qualche tempo non abbandonò la Toscana, finchè i Bianchi si potessero lusingare di rimetter piede in Firenze, cosa più volte da essi tentata, ma sempre in vano.

Molte Città d'Italia contendon fra di loro per la gloria d'aver data in certo modo la nascita alla divina Commedia da lui composta. Firenze vuole che ei ne avesse composti già i primi sette Canti quando fu esiliato, e ne reca in prova l'au. torità del Boccaccio e di Benvenuto. Il March. Maffei vuole che alla sua Verona concedasi il vanto, che ivi principalmente Dante si occupasse scrivendola. Altri danno per patria a questo Poema la città di Udine, altri la città di Raven. na; fra sì diverse opinioni sembra probabile che Dante cominciasse il detto Poema innanzi al suo esilio, e il com pisse innanzi alla morte di Arrigo Imperadore seguita nel 1313, come si osserva dagli ultimi canti di esso, per le speranze che Dante formava nella venuta di quell'Imperadore in Italia.

L'ultima stanza di Dante fu Ravenna, ove egli recossi sul finir de' suoi giorni invitato da Guido Novello da Polenta coltivatore de' buoni studj, come dice il Boccaccio. Nell' anno 1321, dice Giovanni Villani, L. ix. C. 133, del mese di Settembre, il di Santa Croce morì il grande e valente Poeta Dante Allighieri di Firenze nella Gittà di Ravenna in Romagna, essendo tornato d' Ambasceria da Vinegia in servigio de' Signori da Polenta, con cui dimorava.

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Fu Dante sepolto in Ravenna nella Chiesa de' Minori, ove Guido da Polenta gli fece in. nalzare un' egregia ed eminente sepoltura, come chiaramente narra il Boccaccio, ed anche il Man. netti, che poi da Bernardo Bembo nel 1483, fu ristorata, ed aggiuntavi la statua del Poeta con altri ornamenti di marmo. Un assai più magnifico sepolcro ha poscia a sue spese innalzato a Dante nel 1780, il Card. Luigi Gonzaga, mentre era Legato di Ravenna.

II Boccaccio ci descrive Dante come uomo ne' suoi costumi sommamente composto, cortese e civile. Al contrario Gio. Villani ce ne fa un carattere alquanto diverso.* " Fu grande let. 66 terato (dic' egli) quasi in ogni scienza; fu

sommo Poeta, Rettorico e Filosofo, nobilis66 simo dicitore, e in rima sommo, con più " pulito e bello stile che mai fosse in nostra “ lingua infino al suo tempo e più innanzi. 66 Questo Dante (continua egli) per suo sapere “ fu alquanto presontuoso e schifo e isdegnoso, " e quasi a guisa di filosofo mal grazioso non “ bene sapeva conversare co' Laici, ma per 6c le altre sue virtudi, e scientia e valore di tanto

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