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a forza elettrica, Panfilo Castaldi.

ALLA GEOGRAFIA ANTICA DELLA SPAGNA

Chi ha avuto occasione di studiare il periodo storico della Ila guerra punica nella Spagna (218-206 av. C.) senza dubbio deve più d'una volta essere restato colpito dalle molteplici e complicate questioni geografiche che ad ogni piè sospinto s'incontrano in quel campo di studio. Anzi non poche delle tante difficoltà che s'incontrano nell'esame critico degli avvenimenti storici di quel periodo sono dovute all'enorme confusione caotica dei nomi, alle cervellotiche identificazioni degli amatori di etimologie e, diciamolo pure, alle varie edizioni e ai vari commenti illustrativi dei nostri testi classici. La mancanza di dettagli, le lacune, le varianti dei codici, gli errori sulla posizione geografica di alcuni luoghi, tutto ha naturalmente influito sull'incertezze, sull'incoerenze di certi studi pubblicati sulla Spagna del III sec. av. C..

Gli studiosi che non si sono specializzati su questo campo vanno a tastoni, e spesso dai grandi repertori che vanno di solito tra le loro mani sono trascinati ad errori grossolani, errori di cro. nologia e di geografia sopratutto (1).

Quanto l'indagine geografica giovi alla dilucidazione e all'esattezza del fatto storico non è il caso qui di ricordare perchè una tale verità s'è imposta ormai di per sè ad ognuno.

Sarà giusto pertanto che chi voglia comprendere la storia della Spagna antica ne debba prima studiare la geografia, se vorrà poi procedere sicuro per la sua via.

(1) Fra gli infiniti che si potrebbero qui ricordare v'è quello della Grande Encyclopedie (vol. IX, pag. 612), secondo la quale Cartagena fu fondata da Amilcare (?) nei 243 (?) av. C., mentre è indiscutibile (Polibio su questo punto parla chiaro) che fu fondata da Asdrubale dopo il trattato dell' Ebro, cioè dopo il 228 a. C. La fondazione di Italica, essendo senza dubbio errata la cronologia liviana, avvenne nel 206 a. C. e non nel 205 a. C. come si trova scritto in un'opera egregia di C. Müller (Claudi Ptolemaei Geographica. Parisiis, 1883, vol. I, parte 1.a, nota al II, 4, 10 (Italica).

Che l'HÜBNER (Encyclopedie Pauli-Wissowa, articolo Carteia) ponga Carteia (oggi El Rocadillo) nella Hispania Citerior crediamo sia una svista o un errore di stampa (di Citerior per Ulterior), tanto più che l'Hübner stesso (Corpus Inscriptionum Latinarum, vol. II, pag. 242) sostiene l'identificazione di Carteia con El Rocadillo (prov. di Cadice).

1605-13

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Ben a ragione l’Ihne, sin dal 1870, scriveva : « Unsre Unkenntniss der Geographie des alten Spaniens machte die Kriegerischen Begebenheiten in diesem Lande zum Theil unverständlich und die Erzählung derselben langweilig und fruchtlos » (1). E con parole ben poco diverse già poco prima l'Hübner aveva osservato la stessa cosa (2), che del resto non era sfuggita neppure al Peter (3). Invero, benchè siano passati da allora circa una quarantina d'anni, nonostante qualche progresso, oggi non ci troviamo certo in condizioni troppo soddisfacenti.

É giusto però riconoscere qui che le molte difficoltà che s'incontrano nello studio dei problemi geografici dell'antica Spagna non sono soltanto dovute alla scarsa attività degli studiosi, ma sopratutto alle scarse e contradditorie notizie delle nostre fonti al vezzo che gli antichi scrittori, in ispecie greci, ebbero di sfigurare i nomi per amore dell'eufonia. Plinio (III 7) stesso ci confessa che della Spagna ci esporrà solamente i nomi latiali sermone dictu facilia. Strabone (III 166) non può supporre che vi siano persone a cui piaccia di udire nomi barbari ed oscuri. Così, con grave danno dei nostri studi, la riproduzione della rozza pronunzia dei nomi indigeni dell’Iberia fu trascurata.

S'aggiunga a ciò la tendenza di grecizzare i nomi locali (Oducia, posta non lungi da Abdara, da Artemidoro è trasformata in 'Odvocéa) e si pensi che, rispetto alla formazione dei nomi geografici, gli autori greci differiscono da quelli latini non soltanto per i suffissi, ma anche per la forma diversa che assumono presso di loro gli stessi vocaboli. Le difficoltà di pronuncia, le influenze linguistiche dei vari conquistatori della penisola, gli errori grossolani di scrittori di seconda mano (fra cui va posto Strabone per la descrizione della Spagna (4)), tutto contribui a creare una confusione deplorevole fra

(1) IHNE, Römische Geschichte, vol. II, libro IV, nota 173a.

(2) O. HÜBNER, Tarraco und seine Dekmäler (in Hermes, vol. I (Anno 1866), pag. 94.

(3) PETER, Geschichte Roms, 1, pg. 398 : (Gli avvenimenti di Spagna) « lassen sich bei der Unzulänglichkeit unserer Kenntnisse der alten Geographie nur sehr unvollkommen erkennen ».

(4) Non è il caso di ricordare qui a lungo i molti errori dei geografi antichi. È noto che Strabone e Tolemeo parlando della Spagna confusero gli Edetani con i Sedetani, mentre Plinio (III, 24) e il Liber Leidensis ci provano che i Sedetani erano presso Caesaraugusta (Saragozza) e che gli Edetani erano fra Cartagena e l' Ebro.

i nomi che solo formalmente erano differenti, o che avevano la radicale somigliante (1).

Né le difficoltà finiscono qui. I nomi geografici d'origine romana, che in altre regioni dell'antico impero romano sono per lo più riconoscibili, nella Spagna soffrirono profonde alterazioni per influenza della lunga dominazione araba. Occorre perciò un numero non scarso di cognizioni linguistiche per riconoscere in certi nomi spagnuoli moderni gli antichi nomi nazionali, punici, o latini.

D'altra parte le modificazioni dovute all'evoluzione romanza sono invece in genere lievi e facili a vedersi a prima vista.

La tanto deplorata confusione cesserebbe se dal nome moderno con prudenza si risalisse lentamente verso l'antico, sorprendendo cosi tutte le varie tappe linguistiche che dal nome primitivo condụssero a quello odierno (2). Rintracciato cosi il nome originario non si avrebbe più lo strano spettacolo di vedere un nome d'una città, o d'un popolo affibiato a luoghi, o a regioni che non lo ebbero mai.

Bene a ragione tutti ormai convengono che è tempo di mettere da parte i procedimenti ridicoli del Mariana, del Masdeu, del Madoz, che ricorsero all'analogia e all'etimologia per darci un' arbitraria identificazione, basata spesso su arbitrari cambiamenti di alcune lettere del nome antico sino a farlo coincidere col moderno.

Purché non si perda di vista il campo su cui si svolsero certi singoli fatti è possibile talora di ristabilire parecchie delle località

È pur noto che Strabone (III 159) pone Oleastro fra Dertosa e Sagunto mentre con l'Itinerarium Antonini si dimostra ch'esso va posto assolutamente fra Dertosa e Tarraco.

Lo stesso Strabone (ivi) crede che i Pirenei siano in posizione verticale e paralleli all' Ebro. Tolemeo (II 6, 14) pone Lucentum (Alicante) nientemeno che a sud di Carthago Nova. Questa città poi da Appiano (Iber. 19) è posta sullo stesso luogo di Sagunto.

(1) Rispetto ai nomi geografici della Spagna, sulla loro varia origine e sulle loro influenze si vedano le particolari e diligenti ricerche dell' HÜBNER (Monumenta Linguae Ibericae. Berolini, 1893, pg. 84 e seg.).

(2) Çið ha fatto per il contado di Besalú FRANCESCO MONSALVATJE Y Fossas, che per questo studio è ricordato con onore dall' HÜBNER (Deutsche Litteraturzeitung. Anno 1900).

Un altro spagnuolo MANUEL GOMEZ MORENO Y MARTINEZ, fece pure studi con questo metodo su alcuni nomi geografici spagnuoli, trovati scritti su alcune anfore, rinvenute presso il monte Testaccio a Roma. Vedi su cið: Nuevas obser. vaciones sobre la geografia antigua de Espana di E. HÜBNER (in Boletin de la Real Academia de la Historia di Madrid. Vol. XXXVI (anno 1900), p. 402 e sg. ricordate dalle nostre fonti. Troppo spesso si sono a torto trascurati certi passi d'autori classici, o non sono stati utilizzati a dovere.

Accingendoci a prendere qui brevemente in esame alcune questioni di geografia antica della Spagna abbiamo soltanto la modesta pretesa di attirare su di esse l'attenzione degli studiosi e di portare un tenue contributo intorno ad argomenti interessanti e troppo trascurati al presente (1).

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MUNDA

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Nonostante l'importanza storica di primissimo ordine, assai poco si conosce di quest'antica città spagnuola. La mancanza di iscrizioni e di monete ha fatto vagare la più parte degli studiosi nel campo delle più strane fantasie, di guisa che i nove decimi delle pubblicazioni su Munda non hanno alcun valore scientifico, anzi sono un vero ingombro che forse non meriterebbe neppure l'onore bibliografico.

Nella nostra tradizione storica noi troviamo ricordata Munda (2) due volte come campo di due importantissime battaglie : l'una nel 214 av. C., secondo Livio (3) (XXIV 42), fra Romani e Cartaginesi, e l'altra nel 45 av. C. tra Cesare ed i figli di Pompeo.

(1) Essendo ancora in corso di pubblicazione non mi è stato possibile di servirmi delle carte ufficiali della Spagna alla scala 1: 50,000.

Oltre al grande Atlas de España del COELHO (60 carte, 1: 200,000) abbiamo avuto sott'occhio le carte dell'atlante del KIEPERT (di cui consultammo pure con grande giovamento quelle interessantissime poste in Appendice al C. I. L., vol. II e al suo Supplementum). Ci servimmo inoltre delle carte dello SIEGLIN e dei 4 fogli dell'odierna penisola iberica fatti dallo STIELER (1: 500,000).

(2) AURELIANO FERNÀNDEZ GUERRA (Munda Pompeyana) ricorda 7 città col nome di Munda nella penisola iberica. Da Livio (XL, 47) nel 181 a. C. veniamo a conoscere una Munda nella Tarraconensis e propriamente fra i Celtiberi. Si tratta forse di quella stessa che è ricordata da scrittori arabi (E. HÜBNER, Annali dell' Instituto di Corrispondenza Archeologica, 1862, pag. 78). Nella Lusitania v'era pure un fiume Munda (Plinio, IV 21, 35; Strabone III 153; Tolemeo, II 5, 4; Mela 3, 1), che i più identificano coll'odierno Mondego, tra il Tago ed il Duero, sulla costa ovest del Portogallo. Vi sono però di quelli che credono che il Mondego corrisponda invece all'Aeminius (vedi Monatsberich, 1861, p. 778).

(3) La cronologia di Livio in quel passo, come in molti altri, non è accettabile perchè sotto il 214 a. C. v'è un'esuberanza sorprendente di avvenimenti che bisogna distribuire negli anni seguenti (213 a. C. e alcuni indiscutibilmente persino nel 212 a. C.).. — Molti, fra cui v'è W. Smith e H. KIEPERT, pongono il 216 a. C. come data della prima battaglia di Munda. Si tratta forse di un errore

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