Degli ammaestramenti di letteratura, Volume 3

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Felice le Monnier, 1857 - Italian literature - 399 pages
 

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Page 163 - Diretro al sol, del mondo senza gente. Considerate la vostra semenza : Fatti non foste a viver come bruti, Ma per seguir virtute e conoscenza. Li miei compagni fec' io sì acuti, Con quest' orazion picciola, al cammino, Che appena poscia gli avrei ritenuti. E, volta nostra poppa nel mattino, De' remi facemmo ale al folle volo, Sempre acquistando del lato mancino.
Page 361 - Volgi, Beatrice, volgi gli occhi santi, Era la sua canzone, al tuo fedele, Che, per vederti, ha mossi passi tanti. Per grazia fa noi grazia che disvele A lui la bocca tua, sì che discerna La seconda bellezza che tu cele.
Page 335 - Caron dimonio con occhi di bragia Loro accennando tutte le raccoglie ; Batte col remo qualunque s
Page 335 - 1 mio dir gli fusse grave, In fino al fiume di parlar mi trassi. Ed ecco verso noi venir per nave Un vecchio bianco per antico pelo. Gridando : Guai a voi, anime prave! Non isperate mai veder lo cielo : I' vegno, per menarvi ali' altra riva Nelle tenebre eterne in caldo, e 'n gielo: E tu, che se...
Page 180 - Per la qual cosa essi, così nelli loro costumi come i cittadini divenuti lascivi, di niuna lor cosa o faccenda curavano; anzi tutti, quasi quel giorno nel quale si vedevano esser venuti la morte aspettassero, non...
Page 175 - ... secondo gli appetiti, le cose usavano, e senza rinchiudersi andavano attorno, portando nelle mani chi fiori, chi erbe odorifere, e chi diverse maniere di spezierie, quelle al naso ponendosi spesso, estimando essere ottima cosa il cerebro con cotali odori confortare; con ciò fosse cosa che l'aere tutto paresse dal puzzo de' morti corpi, e delle infermità e delle medicine, compreso e puzzolente.
Page 261 - O Musa, tu che di caduchi allori non circondi la fronte in Elicona, ma su nel ciclo infra i beati cori hai di stelle immortali aurea corona, tu spira al petto mio celesti ardori, tu rischiara il mio canto, e tu perdona s'intesso fregi al ver, s'adorno in parte d'altri diletti, che de
Page 179 - ... già passati, e quegli davanti agli loro usci ponevano, dove, la mattina spezialmente, n'avrebbe potuti vedere senza numero chi fosse attorno andato : e quindi, fatto venir bare, e tali furono, che, per difetto di quelle, sopra alcuna tavola ne ponieno.
Page 268 - Udite! Quei forti che tengono il campo, Che ai vostri tiranni precludon lo scampo, Son giunti da lunge, per aspri sentier : Sospeser le gioie dei prandi festosi. Assursero in fretta dai blandi riposi, Chiamati repente da squillo guerrier. Lasciar nelle sale del tetto natio Le donne accorate tornanti all'addio, A preghi e consigli che il pianto troncò : Han carca la fronte de' pesti cimieri, Han poste le selle sui bruni corsieri, Volaron sul ponte che cupo sonò.
Page 261 - O sacrosante Vergini, se fami, Freddi, o vigilie mai per voi soffersi, Cagion mi sprona, ch'io mercè ne chiami. Or convien ch' Elicona per me versi, Ed Urania m' aiuti col suo coro, Forti cose a pensar, mettere- in versi.

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