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AENEIDOS

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LIBER PRIMUS.

A rma virumque cano Troiae qui primus ab oris
Italiam fato profugus lavinaque venit
Litora: multum ille et terris iactatus et alto

- Vi superum, saevae memorem Iunonis ob iram.

5 Multa quoque et bello passus dum conderet urbem

Verso 1. Alcuni si maravigliano perchè Virgilio abbia detto che Enea fu il primo a venire da Troia in Italia, sapendosi che molto innanzi vi era venuto Antenore dal quale si edificò Padova. È da notare che in quegli antichissimi tempi l'Italia aveva per confine, secondochè dice Servio, il Rubicone; il paese al di là si chiamava Gallia Cisalpina.

Il pria dell'Annibal Caro invece di primo non significa propriamente lo stesso, o per lo meno è ambiguo.

Se io verrò di mano in mano appuntando le inesattezze, le improprietà ed anche gli errori di traduzione, non molti, di quell'insigne scrittore, prego si voglia considerare che mi move unicamente il vivo desiderio di trarre i e y ad appren

DELL' ENEIDE

LIBRO PRIMO.

9 L armi io canto e l'eroe che per destino Dalle rive di Troia errando venne Primo all'Italia ed ai Lavinii campi. Molto in terra ed in mar fu da superna sì Forza sbattuto, di Giunon nemica -, Per l' indelebil odio; ed anche in guerra so -

dere il bello stile del gran poeta Mantovano, e a saper discernere le vere eleganze dal falso bagliore o dalle bizzarrie di non retta interpretazione. Ivi. Lavinaque litora. La città di Lavinio era distante dal mare alcune miglia. I Latini dicevono litora anche le terre vicine al mare. Così nel libro IV: Cui litus arandum. 4. Ob iram memorem vale quanto ob iram Iunonis memorts, cioé di Giunone che non dimentica, che non vuol perdonare, L'ira di questa, osserva l'Heyne, la sua brama di vendetta era congiunta ad una pertinace memoria della offesa ricevuta.

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