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A danza il piede. allor che quinci e quindi
Mille Oreadi le vengono compagne
In densissima schiera; ed ella porta
La faretra sull' omero, e del capo
Tutte l' altre soverchia; onde a Latona
Blandisce il core un intima dolcezza.
Tal era Dido, tal fra suoi moveva
Con lieta fronte, e li incitava all' opre
E le cose a dispor del nuovo regno.
Indi, entrate le soglie, in mezzo al vasto
Tempio, d' armati cinta, alto s'assise
Adagiata sul trono. Editti e leggi
Dava alle genti, e l' opre e le fatiche
Con giuste parti ragguagliava, o a sorte
Traeva; quando di repente mira
Enea fra una gran turba Anteo, Sergesto,
Ed il forte Cloanto, ed altri Teucri
Venir che il negro turbine pel mare
Avea rispinti, ed in ben altre spiagge
Dianzi condotti. A un tempo egli ed Acate
Fur presi da stupore, e li percosse
Insiem tema e allegrezza; e del desio
Ardevan di congiungere le destre.
Ma turbati nell' animo alla vista
D'ignote cose entro la nube stanno
Cheti a spiar qual de vegnenti sia
La fortuna, a quai lidi abbian lasciato
I legni loro, e qual cagion li meni:
Chè da tutte le navi alcuni scelti
Ivan mercè pregando, e i passi al tempio
Volgevano con grida alte e dogliose.

520 Postguam introgressi ei coram data copia fandi, Maximus Ilioneus placido sic pectore coepit: 0 regina, movam cui condere Iupiter urbem Iustitiaque dedit gentes frenare superbas, Trois le miseri, ventis maria omnia vecti, 525 0ramus: prohibe infandos a navibus ignes, Parce pio generi et propius res adspice mostras. Non nos aut ferro libycos populare penates Venimus aut raptas ad litora vertere praedas: Non ea vis animo nec tanta superbia victis. 530 Est locus, Hesperian Graii cognomine dicunt, Terra antiqua, potens armis atque ubere glebae (0enotrii coluere viri: nunc fama minores Italiam di risse ducis de nomine gentem): Hic cursus fuit. 535 Quum subito assurgens fluctu nimbosus Orion

In vada caeca tulit, penitusque procacibus austris
Perque undas, superante salo, perque invia sava

520. Data copia fundi. Frase elegante a cui certo non corrisponde questa: Udienza fu lor concessa. Ivi Maximus. È da vari interpretato per il più vecchio; da altri vi è sottinteso orator onde significherebbe il più bel parlatore, il più eloquente di tutti. 525. Bisogna supporre che questi troiani gittati dalla tempesta su quei lidi fossero trattati come feroci avventurieri e predoni. 526. Pio. Lo stesso che giusto od innocuo. Invece di questo solo epiteto eccone ridondanza: - - - - - abbi di noi Pietà, che pii, che giusti, che innocenti Siamo . . . . .

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Poichè introdotti furo, e alla presenza
Della regina favellar concesso,
Ilioneo, di tutti il più facondo,
A dir con reverente animo prese:
Regina, a cui fondar consente Giove
Città novella ed a superbe genti
Por con giustizia freno, domandarti
Osiam mercè noi miseri Troiani
Sbalzati già dai venti in tutti i mari;
Deh salva i nostri legni, e ne rimovi
Le inique fiamme; usa clemenza a pia
Gente, e al nostro soffrir benigna guarda.
Non siam venuti a devastar col ferro
I Libici penati, o dalle spiagge
Trar via le tolte prede. Esser nei vinti
Non può questa baldanza e tanto ardire,
Un loco v ha che nomasi dai Greci -
Esperia, antica terra, in armi forte
E ubertosa di campi: ivi gli Enotri
Ebbero sede; or fama è che i nepoti
Italia la dicessero dal nome
Del duce lor. Tendeva il corso nostro
A quella parte: quando il "o
Orion di repente usci dai flutti,
Ci spinse in guadi ciechi, e con la rabbia
De venti suoi fra l' onde, nel furore
Del mar che soverchiava, e tra le secche

533. Ducis. Italo re di Sicilia, il quale passò in ltalia, secondo le antiche tradizioni, e la conquistò.

535. Nimbosus Orion. Le tempest - che al sorgere di questa costellazione turbano il mare.

Dispulit: huc pauci vestris admavimus oris. Quod genus hoc hominum? quaeve hunc tam barbara 540 Permittit patria? Hospitio prohibemur arenae: (morem Bella cient prima sue vetant consistere terra! Si genus humanum et mortalia temnitis arma, At sperate deos memores fandi atque nefandi. Rec erat Aeneas nobis, quo iustior alter 445 Nec pietate fuit nec bello maior et armis: Quem si fata virum servant, si vescitur aura . Aetheria neque adhuc crudelibus occubat umbris, Non metus officio ne te certasse priorem Poeniteat, Sunt et siculis regionibus urbes, Arvaque, troianoque a sanguine clarus Acestes. Quassatam ventis liceat subducere classem Et silvis aptare trabes et stringere remos: Si datur Italiam, sociis et rege recepto, Tendere, ut Italiam laeti Latiumque petamus;

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542. Qui spicca mirabilmente come sia necessaria agli uomini, per molte ragioni, la credenza nella Divinità che premia e punisce. 513. At spcrate. Alla greca lo sperare è di doppia significazione, e in questo luogo val temere, come nel IV: Si tantum potui sperare dolorem. 544. Quo justior. Non molto armonicamente il C.: - - - - e di cui più giusto, Più pio, più prò nell' armi . . . . . 547. Questo esprimere in tre modi un solo pensiero, questo insistere nella speranza che Enea viva ancora è commovente per affetto. 549. Sunt. L'accorto discorso finisce con accerbissima preoccupazione, sviando dalla mente della regina il sospetto che essi intendano stanziare in Africa. RorA

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Violento caccionne. Ai vostri lidi

Qua pochi giungevam. Quale genia
Sì barbara permette il fier costume

Di proibirci le ospitali arene?

Anzi ne si fa guerra, e su la riva
Ne si vieta sostar. Se a vil tenete
L' umana gente, e l'arme dei mortali,
Temete almen gl' Iddii che son del giusto
E dell' ingiusto memori. Fu dianzi
Re nostro Enea, di cui non visse al mondo
Uomo più retto e pio, nè a guerra e in armi
Di valentia maggiore. Oh se i destini
Ci conservan quel prode, e se ancor l' aure
Egli spira quassù, nè degli estinti
Giace fra l' ombre, non temiam; d' averlo
Primiera provocato a cortesia
Tu non ti pentirai. Città noi pure
Ed armi abbiam nel siculo paese,
E Aceste chiaro per Troiana stirpe.
Deh lecito ne sia trarre in sicuro
Il navil che dai venti è conquassato,
E risarcirne i fianchi ed il remeggio
Colle selve recise; onde fia dato
Verso l'Italia, ritrovando prima
I compagni e il re nostro, incamminarci,
E lietamente nell'Italia il piede
E nel Lazio porrem: ma se ci è tolta

552. Stringere remos. Rifornire il sufficiente numero di remi.

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