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Chaoniamsue omnem troiano a Chaone dixit,
Pergamaque iliacamque iugis hanc addidit arcem.
Sed tibi qui cursum venti, quae fata dedere,
Aut quisnam ignarum nostris deus appulit oris?
Quid puer Ascanius? Superatae et vescitur aura?
Quem tibi iam Troia.....
Ecqua tamen puero est amissae cura parentis?
Ecquid in antiquam virtutem animosque viriles
Et pater Aeneas et avunculus eccitat Hector?
Talia fundebat lacrimans longosque ciebat
Incassum fletus, quum sese a moenibus heros
Priamides multis Helenus comitantibus affert.
Agnoscitgue suos, laetusque ad limina ducit,
Et multum lacrimas verba inter singula fundit.
Procedo, et parvam Troiam simulata que magnis
Pergama et arentem Xanthi cognomine rivum
Agnosco, scaeaeque amplector limina portae.

1. Ecqua. Andromaca è dunque informata della morte di

Creusa. I 'Alfieri imitò egregiamente questo passo, nelle domande di Agamennone intorno ad Oreste:

. . . . . Or di', cresce eglio
Che fa? Somiglia il padre? Ha di virtude
Gia intrapreso il sentier? Di gloria al nome,
Al lampeggiar d' un brando, impaziente
Nobile ardor dagli occhi suoi sfavilla?

345. Quum sese. Dopo la tenerissima scena del colloquio con Andromaca, sarebbe riuscita cosa fredda e monotona il mettere un discorso in bocca ad Eleno; epperciò il poeta ristringe a poche parole il descriver le accoglienze oneste ed affettuose che da lui ebbero i Troiani.

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Contrada il nome di Caonia diede
Da Càone troiano; ed una nuova
Pergamo eresse, e questa sovra il monte
Rocca d' Ilio. Ma tu da quali venti
E da quali destini indirizzato
Fosti nel corso, o quale Iddio te ignaro
Condusse a noi? Del giovinetto Ascanio,
Dimmi, che avvenne? E ancora in vita, e cresce
Ben disposto e leggiadro? A te 'l produsse
Allorchè salva era ancor Troia... Oh quale
Pensiero il punge della madre estinta?
Come gli sono alle virtù degli avi
E a prodezze virili incitamento
L'averti padre e l'essere nepote
Del grande Ettòr? Così diceva indarno
Lagrimosa, e mettea lunghi compianti.
Quand' ecco vien dalla città con molta
Comitiva il Priamide famoso
Eleno, e, i suoi riconoscendo, lieto
Alle soglie ci mena, e per lo gaudio
I detti con le lacrime interrompe.
Io vado innanzi, e riconosco un cerchio
Di piccioletta Troia ed un angusta
Pergamo che alla grande rassomiglia,
E un arido ruscello a cui fu dato
Di Xanto il nome; e della porta Scea
Le soglie abbraccio. I Teucri pur festosi

349. Simulata. La piccola Pergamo che è fatta a similitudine della grande.

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Nec non et Teucri socia simul urbe fruuntur:
Illos porticibus rea accipiebat in amplis;
Aulai in medio libabant pocula Bacchi,
Imp0sitis auro dapibus, paterasque tenebant.
Iamque dies alterque dies processit, et aurae
Vela vocant, tumidoque inflatur carbasus austro.
His vatem aggredior dictis ac talia quaeso:
Troiugena, interpres divum, qui numina Phoebi,
Qui tripodas, Clarii laurus, qui sidera sentis
Et volucrum linguas et praepetis omina pennae,
Fare age(namque omnemcursum mihi prospera diacit
Religio, et cunctis suaserunt numine divi
Italiam petere et terras tentare repostas;
Sola novum, dictuque nefas, harpyia Celaeno
Prodigium canit, et tristes denuntiat iras
Obscenamque famem ) quae prima pericula vito,
Quidve sequens tantos possim superare labores?
Hic Helenus, caesis primum de more iuvencis,
Evorat pacem divum, vittasque resolvit
Sacrati capitis, megue ad tua limina, Phoebe,
Ipse manu multo suspensum numine ducit;

359. Qui... sentis. Cioè che accogli nell'animo una forza divina, come la Pizia in Delfo, e il sacerdote nel tempio d' Apollo in Claro.

370. Resolvit. Si tolse dal capo le bende quasi a significare che l' animo scioglievasi da ogni terrena cura per me glio accendersi tutto al fuoco delle divine ispirazioni.

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Sono veggendo una cittade amica.
Il re accoglienze fea loro nell'ampie
Sale, ed essi libavano a ricolme
Tazze il vino nel mezzo della reggia,
E accolti in aureo vasellame i cibi
Alle coppe godean tutti por mano.
Già il dì trascorse ed altri appresso, e i venti
A navigar ne fanno invito, e gonfia
Lo spiro di gagliardo Austro le vele.
Io questi indirizzai preghi e dimande
All'indovino re: Figlio di Troia,
Interprete de numi, che di Febo
Il voler non ignori, e che il commosso
Tripode e il clario alloro e delle stelle
La luce e degli augei le lingue intendi,

E di lor penne rapide gli augurii,

Su via, lume ne porgi. A me predisse
Fausta religione il corso intero,
E gli Dei tutti con gl'indizi loro
Mi persuaser di gir oltre in cerca
Dell'Italia e scoprir terre lontane.
Sol essa un incredibile e nefando
Portento m annunziò l'arpia Celeno,
Minacciando ire tristi e sozza fame.
Quai rischi deggio evitar prima e a quale
Scorta fidato vincere sì fieri -
Travagli posso? Qui, siccome è l'uso,
Pria giovenchi immolando Eleno, implora
Mercè dai numi; poi le bende scioglie
Dalle tempie sacrate, e me sospeso
Alla presenza di cotanto Iddio

Atque haec deinde canit divino ea ore sacerdos: Nate dea ( nam te maioribus ire per altum 375 Auspiciis manifesta fides: sic fata deim rea: Sortitur, volvitgue vices; is vertitur ordo); Pauca tibi e multis, quo tutior hospita lustres Aequora et ausonio possis considere portu, Ea pediam dictis: prohibent nam cetera Parcae, 380 Scire Helenum fariqne vetat saturnia Iuno. Principio Italiam, quam tu iam rere propinquam, Vicinosque, ignare, paras invadere portus, Longa procul lengis via dividit invia terris: Ante et trinacria lentandus remus in unda, 385 Et salis ausonii lustrandum navibus aequor, Infernique lacus aeueaeque insula Circae, Quam tuta possis urbem componere terra. Signa tibi dicam: tu condita mente teneto. Quum tibi sollicito secreti ad fluminis undam

374. Maioribus. Auspicii grandi e straordinarii molto più di quelli che ad altri uomini si concedano; perocchè Giove stesso dispone, ordina, modera i casi. Il che s'accorda colla espressione di Tito Livio: Ad maiorum rerum initia ducentibus fatis. 377. Hospita. Da navigarsi senza pericolo alcuno. 379. Cetera La morte d'Anchise, la procella, il soggiorno in Africa. 383. Longa procul longis. Questa ripetizione della stessa voce ben esprime la lunghezza e difficoltà del viaggio d' Enea. Ivi. Via invia. Espressione ardita per accennare uno spazio indefinito e quasi impraticabile. 386. Aeaeae. Eea, Colchica, da Eea, città della Colchide.

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