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Troppo già la ruina, e un'altra volta
Pur sopravvissi alla città cadente.
Così, deh così voi l' ultimo vale
Dite sul corpo mio come a sepolto,
E partite di quà. Troverò morte
Per altrui man; fia che il nemico senta
Di me pietade, e agognerà la preda
Delle mie spoglie. Non è danno grave
Rimaner senza tomba. Io da gran tempo
Agli Dei mal gradito e inutil traggo
Gli anni, d' allor che il Padre de' Celesti
Re de mortali, m'investì coll' aura
Del fulmine, e dal vampo io restai tocco.
Tali cose dicendo, ei persisteva
E fermo si serbava. Di rincontro
Noi sciogliendoci in lagrime e Creusa
Ed Ascanio, ed insiem la casa tutta,
Supplicar, non volesse ei padre seco
Tutto volger sossopra, e all'incalzante
Morte offerirsi. Nega; e nell'istesso
Proponimento e loco resta saldo.
Di nuovo all'armi spinto, io disperato
Voglio morir; poichè qual altro omai
Consiglio presentavasi o fortuna?
Dunque credesti, o padre, che trar quinci
Il piè potessi e abbandonarti? e tanta

1010 Offesa uscì dalla paterna bocca?

Se si vuol dagli Dei che di sì grande
Città nulla più resti, e in mente hai fermo
660 Et sedet hoc animo, perituraeque addere Troiae
Teque, tuosque iuvat: patet isti ianua letho.
Iamque aderit multo Priami de sanguine Pyrrhus,
Natum ante ora patris, patrem qui obtruncat ad aras.
Hoc erat, alma parens, quod me per tela, per ignes
665 Eripis? ut mediis hostem in penetralibus, utgue
Ascaniumque patremgue meum, iuxtaque Creusam,
Alterum in alterius mactatos sanguine cernam?
Arma, viri, ferte arma: vocat lua ultima victos.
Reddite me Danais: sinite instaurata revisam
670 Praelia. Nunquam omnes hodie moriemur inulti.
Hic ferro accingor rursus, clipeoque sinistram
Insertabam aptans, megue extra tecta ferebam.
Ecce autem compleaa pedes in limine coniuv
Haerebat, parvumque patri tendebat Iulum:
675 Si periturus abis, et nos rape in omnia tecum ;
Sin aliquam eapertus sumtis spem ponis in armis,
Hanc primum tutare domum: cui parvus Iulus,

664. Hoc erat. Affettuosa e naturale osservazione fatta alla madre che gli aveva promesso aiuto ed assistenza; ed egli ciò desiderava più per la sua famiglia che per sè. 668. Arma. Quelle che, nell'entrare in casa, aveva deposto. 673. Ecce autem. Vincenzo Monti che così bene modellò il suo stile e le sue dipinture alla virgiliana nobiltà, evidenza e delicatezza, ebbe la mente a questo mirabilissimo quadro dicendo nella Bassvilliana: Voci di donne che ai mariti ardenti Contrastano l'uscita, e in su le soglie Fan di lagrime intoppo e di lamenti. 675. Si periturus. La scena è la medesima che quella dell'Iliade lib. 6, quando Ettore s'incontra con Andromaca.

E ti piace di Troia alla ruina Te aggiungere ed i tuoi, dischiusa a questa 1015 Morte è la strada. Omai tinto del sangue Di Priamo giungerà Pirro che un figlio Alla presenza di suo padre svena, E innanzi all'ara il padre. Ah per ciò solo, - 0 veneranda genitrice, illeso 1020 Mi togliesti dall'armi e dalle fiamme, Che in mezzo delle mie stanze il nemico E che il diletto lulo e il padre io vegga E presso lor Creusa essere uccisi L' un sul sangue dell'altro? Armi, qua tosto 1025 Armi, o compagni; a morte chiama i vinti L'ultimo giorno. Al ferro dei nemici Rendetemi, lasciate che tra nuove Pugne io mi slanci. Non sia ver che tutti Abbiamo oggi a perire invendicati. 1030 Qui mi ricingo l'armi, e alla sinistra Adattava lo scudo e fuor correa Della magion; quand'ecco in su la soglia Si pianta la consorte e i piè m'abbraccia, E al padre sporge il figliuoletto Iulo: 1035 Se tu corri a morir, teco strascina Noi pure a tutti i rischi. Ma se alcuna Speranza hai nelle prese armi per prova, Statti a difesa in pria di questa casa. A chi lasciato è il piccoletto Iulo?

È da notare tuttavia una diversità fra questi due tristi congedi. Ettore andava a battaglia pericolosa, ma Enes correva a disperata morte.

Cui pater, et coniua quondam tua dicta relinquor? Talia vociferans gemitu tectum omne replebat: 680 Quum subitum, dictuque oritur mirabile monstrum. Namque manus inter, maestorumque ora parentum, Ecce levis summo de vertice visus Iuli Fundere lumen apea, tactuque innoacia molli Lambere flamma comas, et circum tempora pasci. 685 Nos pavidi trepidare metu, crinemque flagrantem Eccutere, et sanctos restinguere fontibus ignes. At pater Anchises, oculos ad sidera laetus Eatulit, et caelo palmas cum voce tetendit: Iupiter omnipotens, precibus si flecteris ullis, 690 Aspice nos, hoc tantum; et, si pietate meremur, Da deinde auxilium, pater; atque haec omina firma. Via ea fatus erat senior: subitoque fragore Intonuit laevum, et de caelo lapsa per umbras Stella facem ducens multa cum luce cucurrit. 695 Illam, summa super labentem culmina tecti,

678. Tua dicta. Come questa malinconica e tenera espressione tocca le fibre del cuore! 682. Ecce levis. T. Livio narra essere accaduta una somigliante cosa a Servio Tullo ancor bambino. Così il Tasso fa apparire e girare una fiammella intorno al capo di Goffredo, come indizio di futuro regno. 693. Intonuit laevum. Il tonare a sinistra era, come ognun sa, di buon augurio. Servio dà minute spiegazioni su la stella qui mentovata. Trascorre all' Ida, dice egli, perchè i fuggitivi colà doveano raccogliersi; longo limite perchè avevano da intraprendere poi un lungo viaggio (sulcus) per mare. Coll' odor sulfureo del

A chi 'l padre? A chi me, che tua consorte
Fui detta un tempo, abbandonar vorresti?
Ciò gridando, di gemiti la casa
Empieva tutta, allor che repentino,
E mirabile a dir, sorge un portento;
Chè tra le man' dei genitori afflitti
Ed i lor baci, ecco si vide lieve
Foco un lume diffondere dall'alto
Della testa di Iulo, e, le sue chiome
Mollemente toccando, una fiammella
Senza danno lambire, ed alle tempie
Girargli intorno. Tremito ci assalse
Di spavento e paura, e il crine acceso
A scuotere ci demmo, e i santi fuochi
Con acqua ad ammorzar. Ma il padre Anchise
Lietamente alle stelle inalzò gli occhi,
E con la voce le man volse al cielo:
Se prece alcuna, onnipossente Giove,
Vale a piegarti, noi mira, e ciò basta;
E se per la pietà degni ne siamo,
A noi concedi aita, e questi augùri,
Padre, conferma. Avea così parlato
Appena il veglio, che un gran tuono a manca
S'udì repente, e dal cielo caduta
Una stella per l' ombre, seco trasse,
Correndo, vivo foco e luce immensa.
La vediamo guizzar sopra l'eccelso
Colmo del tetto, e scendere, segnando

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divino fuoco indica la futura morte d' A nchise ed anche la dolorosa guerra d' Italia.

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