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Ingrate cose a che ridico invano?
0 a che v indugio ancor, se tutti i Greci
Avete in conto eguale, e basta a voi
Quanto finora udiste? Omai la pena
Fate scontar. N avrà l' Itaco gioia,
E molto ne darian prezzo gli Atridi.
Allor brama arde in noi d' interrogarlo
E scoprir le cagioni, ignari, come
Eravam, delle tante arti e nequizie
Che son nei Greci. Quegli peritoso
Prosegue e con finto animo favella:
Più volte desiarono gli Argivi
Dispor la fuga abbandonando Troia,
E dalla lunga guerra affaticati
Di qua partirsi. Ed oh l' avesser fatto!
Loro spesso la via precluser fiere -
Di mar tempeste, e l'Austro in su le mosse
Li sbigotti. Pur dianzi che cotesta
Gran mole del cavallo era compiuta,
Per tutto il ciel rumoreggiaron nembi.
Mandiam sospesi Euripilo che invochi
L' oracolo di Febo, ed ei riporta
Dai penetrali queste orrende voci:
Col sangue. o Greci, d' immolata vergine
Placaste i venti allor che ai campi iliaci
Moveste, ed il ritorno ottener debbesi

Con sangue e offerta di persona argolica.
Come fu di ato il fero annunzio,

Istupidiron gr inimi, e di tutti

Corse le vene un gelido tremore,

0ssa tremor, cui fata parent, quem poscat Apoli Hic Ithacus vatem magno Calchanta tumultu Protrahit in medios, quae sint ea numina divum Flagitat: et mihi iam multi crudele canebant 125 Artificis scelus, et taciti ventura videbant. Bis quinos silet ille dies tectusque recusat Prodere voce sua quemquam aut opponere morti; Vic tandem, magnis Ithaci clamoribus actus, Composito rumpit vocem et me destinat arae. 130 Assensere omnes et quae sibi quisque timebat Unius in miseri e citium conversa tulere. Iamque dies infanda aderat: mihi sacra parari Et salsae fruges et circum tempora vittite. Eripui (fateor) leto me et vincula rupi, 135 Limosoque lacu per noctem obscurus in ulra Delitui, dun vela, darent si forte, dedissent. Nec mihi iam patriam antiquam spes ulla vidend Nec dulces natos e coptatumque parentem; Quos illi fors et poenas ob nostra reposcent

121. Cui fata. Sottintendi ignari. 122. Ithacus. Così lo chiama come al verso 104, forse per dispregio alludendo alla meschinità dell'isola di cui Ulisse era re. 126. Tectus. Nulla volendo dar a conoscere. 130. Et quae sibi. Non parve vero a tutti di levarsi da dosso quella paura, e sacrificare un solo alla comune salvezza. ARCANGELI. 134. Vincula. Le cordicelle con cui era legato per essere condotto all'ara; innauzi a questa poi la vittima rimaneva sciolta. Non bene l'Arici: Le catene infransi. 137. Nec mihi. Tocca molto abilmente le fibre più delicate del cuore umano per meglio impietosire a suoi mali i Troiani.

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Non sapendo a chi ciò serbino i fati,
Chi Apollo chieda. In questa, Ulisse trae
Con gran tumulto in mezzo a quella gente
L'indovino Calcante, e vuol che aperto
Sponga qual sia la volontà dei numi.
E già mi predicean molti il crudele
Intento di quel fabbro di menzogne,

E antivedeano taciti il futuro.

Per dieci di muto egli stassi, e nega
Chiuso in sè di tradir co detti alcuno
O di spingerlo a morte. Alfin costretto
Dai clamori dell' Itaco incessanti, -
Di concerto con lui la lingua scioglie,
E me destina all' ara. Assentir tutti,
Acquetandosi in ciò, che si volgesse
A ruina d'un sol quella rea sorte
Che ognun per sè temeva. E già venuto
Era il giorno funesto; apparecchiarmi
Vidi le sacre cose, e il sale e il farro.
E intorno al capo avvolte eran le bende.
Fuggii da morte, lo confesso: i lacci
Ruppi, e la notte in limaccioso stagno
Fra i giunchi stetti ascosto, infin che date
Fossero al vento (se di darle mai
Pensassero) le vele. Or non m' avanza
Speme di più veder la patria antica,
Nè i dolci figli miei, nè il desiato
Mio genitore, che saranno chiesti
Forse e tratti alle pene per lo fallo
Della mia fuga, e questo con la morte
Degl' infelici espierassi. Ond' io

140 Effigia, et culpam hanc miserorum morte piabunt. Qu0d te per superos et conscia numina veri, Per', si qua est quae restet adhuc mortalibus usquam, Intemerata fides, oro miserere laborum Tantorum; miserere animi non digna ferentis. 145 His lacrimis vitam damus et miserescimus ultro. Ipse viro primus manicas atque arta levari Vincla iubet Priamus dictisque ita futur amicis: Quisquis es, amissos hinc iam obliviscere Graios; Noster eris, mihique haec edissere vera roganti. i 50 Quo molem hanc immanis equi statuere? quis auctor? o Quidve petunt? quae religio aut quae machina belli? Diverat. Ille, dolis instructus et arte fielasga, Sustulit eacutas vinclis ad sidera palmas: Vos, aeterni ignes et non vioiabile vestrum 15ò Testor numen, ait, vos, arae ensesque nefandi Quos fugi, cittaeque delim quas hostia gessi: Fas mihi Graiorum sacrata resolvere iura, Fas odisse viros atque omnia ferre sub auras, Si qua tegunt; teneor patria nec legibus ullis. 160 Tu modo promissis maneas, servataque serves,

151. Quae religio? ll Leopardi nel suo saggio di traduzione di questo Libro: Qual sacra cosa? Strana aggiunta del C: è magia? 152. Instructus. Meglio s' interpreta fornito, corredato. 154. Ignes. Stelle del cielo a cui alzo le libere mani. - Numen inviolabile, voi astri di vini, a cui non si spergiura impunemente. * ol57. Iura. Pare che uno degli obblighi a cui si giuravauo i baftecipi della lega ellenica fosse il non tradire i secreti al neoi fico. Rota. V”L Heyne intende il diritto di cittadinauza a cui Sinone diceva di rinunziare accettando quello che i Troiani gli concedevano. Epperciò Dante lo chiama falso Sinon greco da Troia.

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Te pe' superni Dei conscii del vero,
Per la incorrotta fè (se ancora tale
Presso gli uomini resta in alcun loco)
Prego che abbi pietà di sì tremendi
Casi e del mal che indegnamente io soffro.
Commossi a quelle lacrime, la vita
Gli diam tutti pietosi; e Priamo istesso
Comanda ch ei si sferri e si disciolga,
E così parla con amici detti:
Chiunque tu ti sia, dei tuoi perduti
Greci omai ti dimentica; sarai
Quinci innanzi de nostri. Or porgi il vero
Alle domande mie. Con quale intento
Sì vasta mole di cavallo i Greci
Edificaro? Chi l' autore? A quale
Fine si tende? E macchina di guerra,
0 sacro voto? Avea ciò detto, quando
Colui di frodi e greca arte munito:
Voi, chiamo in testimonio, o fochi eterni,.
Dice, ed il vostro inviolabil nume,
Voi che fuggii cultri nefandi e voi
Are e divine bende che ho portato
Vittima. Ora de' Greci i sacrosanti
Obblighi romper posso, ed or mi lice
Che ne abborra la gente, ed ogni loro
Segreto scopra; nè più sono a leggi
Della patria tenuto. Almen. sii saldo,
0 re, nelle promesse, e tu, salvata
Troia, serbami fè, s'io vere cose

l60. Servata. Destramente indica che rivelerà cose pertinenti alla salvezza della città,

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